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Cos’è la Generatività Sociale?

La generatività sociale è un nuovo modo di pensare e di agire personale e collettivo che racconta la possibilità di un tipo di azione socialmente orientata, creativa, connettiva, produttiva e responsabile, capace di impattare positivamente sulle forme del produrre, dell’innovare, dell’abitare, del prendersi cura, dell’organizzare, dell’investire, immettendovi nuova vita.

“Blossoming”, Nais, 2018. Photo credit: Diletta Grella

“Generare è espressione di quella energia interna e vitale che attraversa gli individui, apre le persone al mondo e agli altri, così da metterle in grado di agire efficacemente e contribuire creativamente a ciò che le circonda. È un circolo virtuoso, in cui ciascuno raggiunge la soddisfazione personale mentre arricchisce il contesto sociale”

L’origine di un’idea

Generatività viene da generare.

Etimologicamente, ‘generare’ è collegato a tutta una serie di termini quali ‘generosità’, ‘genialità’, ‘genitore’, ‘genesi’, gente, genuino, originale, ingenio.

La radice latina gen esprime l’idea di qualcosa che ‘viene alla luce’, ‘germoglia’ e che è capace di durare nel tempo lasciando un segno, fino a creare una tradizione (come nel caso di una gentes, cioè di una famiglia). La stessa parola “felicità” deriva dal latino ‘fecundus’ che indica appunto la capacità della vita di generare altra vita. ‘Ciò che è vivo dà frutto’, scriveva Schelling. E per capire se una pianta è viva o morta guardiamo se anche da rami apparentemente secchi riesce a spuntare qualche nuovo germoglio.

Ma ancora più espressiva è la radice greca – gignomai – che significa essere, far essere, far accadere. Cioè la capacità, tipicamente umana, di mettere al mondo. Ben al di là dell’aspetto biologico (il mettere al mondo un figlio) “generare” è espressione di quella energia interna che apre le persone al mondo e agli altri, così da metterle in grado di agire efficacemente e contribuire creativamente a ciò che le circonda. Facendo essere, la generatività ci fa essere.

 

Desiderio e generatività

Non c’è generatività senza desiderio. Un desiderio di-più-vita che, creativamente, ci proietta verso il futuro, spingendoci a fruttificare e per questa via a raggiungere la realizzazione di sé.
Manifestazione di quella “fame di essere” che si traduce poi nella ricerca dei modi per dispiegare la propria energia vitale.
Come un ‘vuoto promettente’, il desiderio stimola il soggetto a una ricerca continua, con una inquietudine che lo spinge a non accontentarsi della realtà per come essa è. A de-coincidere da se stesso. Lo diceva così Virginia Wolf:

“Io ho un desiderio profondamente radicato e inarticolato per qualcosa al di là della vita ordinaria”.

La generatività costituisce una delle vie attraverso cui il desiderio riesce a prendere forma, ingaggiando il soggetto verso un altro-da-sé a cui si lega ma che, al tempo stesso, lo supera. Ecco perché la generatività non si riduce all’atto di generosità, come momento isolato: in quanto processo aperto, in dialogo continuo con il contesto e le circostanze che si vengono a creare, la generatività tende ad assumere la caratteristica di una forma di vita dinamica, che si sviluppa nel tempo.

I movimenti della generatività sociale

La generatività sociale si sviluppa in tre fasi, tutte ugualmente indispensabili:

METTERE AL MONDO

fase imprenditiva/creativa

PRENDERSI CURA

fase organizzativa

LASCIAR ANDARE

fase transitiva

Quando si sviluppa lungo tutta la sua ampiezza e profondità, superando le insidie nascoste in ognuno dei suoi tre movimenti, l’arco generativo conduce a un risultato a somma positiva, rendendo possibile:

  • l’individuazione dei soggetti coinvolti – cioè la loro capacità di prendere forma grazie al dispiegarsi delle loro potenzialità;

  • la pluralizzazione delle forme sociali – effetto della originalità che contraddistingue ogni azione sociale generativa che, come tale, non è mai mera riproduzione di modelli standardizzati.

In questo modo, l’azione sociale generativa crea e alimenta un legame sociale dinamico basato su una relazione di gratitudine, capacitazione, creatività. Ovviamente, non c’è garanzia che l’intero arco generativo sia percorso sino in fondo così da permettere di raggiungere un simile risultato.

La generatività sociale nasce e vive della tensione produttiva tra il desiderio di realizzare qualcosa di bello e significativo e la capacità di essere efficaci nel perseguire tale obiettivo.

Come tale, essa vive della tensione tra fini e mezzi. L’azione sociale generativa va in una direzione precisa (l’orizzonte di significato che la origina e la destina) che però si va chiarendo ed è accessibile solo passo dopo passo. Ciò definisce un modo di avanzare che si realizza mediante il perseguimento concreto di obiettivi specifici (tappe) il cui valore va sempre riferito all’orizzonte verso cui si tende, che ne determina la parzialità. Le diverse tappe via via raggiunte, mettendo a regime le possibilità concrete e sfruttando in modo efficiente i mezzi a disposizione, non esauriscono mai il senso di quello che si fa, che mantiene una sua proiezione dinamica.

 

Le dimensioni della generatività sociale

Effetti di un’azione che “parla”

INTERTEMPORALITÀ

La dimensione temporale (intertemporalità), ovvero l’effetto di durata dell’impresa generativa nel tempo (durevolezza).

INTERSOGGETTIVITÀ

La dimensione relazionale (intersoggettività), ovvero la capacità di mobilitare, coinvolgere e capacitare altri a prendere parte e proseguire l’iniziativa generativa (autorizzazione).

CONTESTUALITÀ

La dimensione contestuale (contestualità), ovvero la capacità di ispirare nuove iniziative e a stimolare il cambiamento del contesto circostante (esemplarità).

Una spirale aperta

La generatività sociale attiva un movimento che si prolunga nel tempo (intertemporalità), si allarga nello spazio (esemplarità) e si estende ad altri (intersoggettività). Il modo di avanzare di questo tipo di azione non è dunque quello della linea diretta, priva di incertezze e fallimenti, ma quello di una spirale aperta che si produce nella forma di una ricerca continua.

Tale movimento non trova mai un punto di arrivo ultimo. Semplicemente perché ogni realizzazione, non importa quanto di successo, non può mai pretendere di aver trovato la forma perfetta e definitiva, ma si ritrova continuamente a misurarsi con ciò che la supera, ad arricchirsi e rinnovarsi grazie a ciò che incontra, a differenziarsi attraverso il contributo di ciò che a partire da essa può nascere.

La generatività sociale è dunque un processo “metastabile”. Ovvero, non è né stabile, come accade nelle relazioni che si istituzionalizzano secondo una rigida dinamica di solidificazione, né instabile, come in quelle liquide che fuggono da ogni forma, ma è dotata di una stabilità ‘relativa’ che contiene le premesse del suo stesso superamento lasciandosi continuamente provocare da altro da sé. Nel quadro di una relazione strutturalmente costitutiva e porosa. In questo modo, l’azione sociale generativa tende a creare relazioni sociali dinamiche, aperte al cambiamento, sostenibili, plurali e intergenerazionali.

 

La generatività sociale come logica organizzativa

La generatività sociale non è riducibile a un attributo di personalità carismatiche che riescono a introdurre nuove forme di leadership. A certe condizioni, essa diventa logica organizzativa.

Dotando individui e gruppi di nuove capacità per agire e partecipare, migliorando l’ambiente e responsabilizzando persone e collettività/contesti, contribuendo consapevolmente al mutamento culturale attraverso la testimonianza della propria azione, le organizzazioni generative investono contributivamente in nuove infrastrutture sociali e rigenerano beni comuni, significati condivisi, identità collettive, capacità individuali, forme sostenibili di lavoro e produzione.

 

Un’altra idea di crescita

L’idea della qualità è qui profondamente intrecciata con il concetto di sostenibilità che tende ad assumere un significato olistico mai chiuso su se stesso: al di là del lato economico, c’è una dimensione ambientale, la cura per la salute dell’uomo, la responsabilità verso la giustizia sociale, la promozione di beni comuni come la salute, l’educazione, l’impiego, la cultura e l’arte.
Da questo punto di vista, le organizzazioni generative sono proto-istituzioni, ovvero forme istituzionali embrionali riconosciute e legittimate sulla base della loro capacità di rispondere in modo creativo, positivo e produttivo ai bisogni degli essere umani contemporanei.

 

Verso una società generativa

Una società che sostiene, abilita e costruisce infrastrutture ‘in favore di’ e ‘attraverso’ forme generative di autorealizzazione è una “società generativa”.

Un tale tipo di società non è un luogo pacificato dove senso e strumentalità, controllo e perdita, potere e capacitazione sono armonicamente ricomposti una volta per tutte. Al contrario, una società può essere considerata generativa solo se non ha paura di abitare – senza, quindi, pretendere di risolvere – la tensione tra controllo e perdita (cioè tra vita e morte), avendo il coraggio di scommettere sul futuro a partire dalla capacità e dal desiderio umano di contribuire, mettendo al mondo e portando frutto.
Una tale società è desiderabile non solo socialmente, ma anche economicamente: identificando nuovi modi di concepire la realizzazione di sé e di fare organizzazione, essa permette di riconoscere possibilità di futuro che altrimenti rimarrebbero inaccessibili, andando oltre l’immaginario consumerista.